L'11 settembre ...
... ero a casa, stavo pranzando con mia moglie, ed era ancora il grande giorno di Roma-Real Madrid, o più semplicemente il compleanno di una delle nostre più care amiche. Radiouno trasmetteva la rubrica musicale "Brasil", ma un’interruzione annunciò: "gravissimo incidente aereo: un velivolo di linea è precipitato su una delle torri gemelle di New York". Il programma riprese subito a ritmo di samba, ma, poco dopo, ancora un break: "… un’altra notizia che ha dell’incredibile … un secondo aereo sarebbe precipitato sulle torri. Sospendiamo per dare spazio ai giornali radio. A domani".
Io e mia moglie ci guardammo increduli e scoppiammo a ridere. Non poteva essere, no, neanche nelle più riuscite parodie dei film catastrofici. Fu triste pensare che, come la TV, anche la radio aveva bisogno delle "bufale" per aumentare l’audience. Eppure, proprio davanti al piccolo schermo, ci unimmo a tutto il mondo in diretta che stava seguendo il crollo delle torri. Tutto vero, nessun incidente, una delle date più tragiche dell’umanità.
Qualche ora più tardi Roma–Real si giocò ugualmente, l’anniversario di nascita della nostra amica fu associato per sempre all'orrore, e la mia fiducia negli uomini diminuì quasi del tutto.
Cinquantasei giorni dopo nacque nostra figlia, ed in me riprese un filo di speranza: quella di credere di arrivare a garantire, ad ogni bambino che nasce, la dignità minima per crescere.